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Medio Oriente, Obama invita

i leader di Israele, Anp e Egitto

a breve L'AGENDA DEGLI INCONTRI alla casa bianca

Conferenza onu sul razzismo a ginevra

Durban II, approvato il documento finale

Obama: "Da Ahmadinejad accuse false"

Berlusconi: "Siamo stati preveggenti". Frattini: "Spero

ci sia una seconda chance, senza offese contro Israele

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a breve L'AGENDA DEGLI INCONTRI alla casa bianca

Medio Oriente, Obama invita

i leader di Israele, Anp e Egitto

Il presidente americano avrà colloqui separati sul processo di pace. Abu Mazen a Washington il 28 maggio

Obama (Afp)

Obama (Afp)

WASHINGTON - Il presidente americano Barack Obama intende invitare a Washington i leader di Israele, dell'Anp (Autorità nazionale palestinese) e dell'Egitto per colloqui separati sul processo di pace in Medio Oriente. La notizia, anticipata martedì da un portavoce della Casa Bianca (che ha spiegato che il presidente intende procedere rapidamente nella convocazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu, del leader palestinese Abu Mazen e del presidente egiziano Hosni Mubarak) è stata confermata mercoledì dal fonti palestinesi, che fanno sapere che Abu Mazen, incontrerà Obama a Washington il prossimo 28 maggio.

COLLOQUIO COL RE DI GIODANIA - Il presidente Obama ha avuto un colloquio col re di Giordania Abdallah e ha espresso la speranza di "gesti di buona volontà" nei mesi a venire da parte dei protagonisti del processo di pace. Il portavoce Robert Gibbs ha spiegato che i colloqui a Washington con tutti e tre i leader avranno luogo nelle prossime settimane. "Con ciascuno di loro il presidente Obama discuterà come gli Stati Uniti possono rafforzare la nostra partnership con loro - ha detto il portavoce -, così come le iniziative che le parti dovranno adottare per raggiungere la pace tra Israele e i palestinesi e tra Israele e i Paesi arabi".

21 aprile 2009(ultima modifica: 22 aprile 2009)

 

 

 

 

 

conferenza onu sul razzismo a ginevra

Durban II, approvato il documento finale

Obama: "Da Ahmadinejad accuse false"

Berlusconi: "Siamo stati preveggenti". Frattini: "Spero

ci sia una seconda chance, senza offese contro Israele"

GINEVRA - La conferenza Onu sul razzismo ha approvato il documento finale per acclamazione. Lo ha annunciato il presidente, Amos Wako. Nel testo non ci sono modifiche rispetto a quello elaborato venerdì al termine di lunghi negoziati e di un braccio di ferro tra Paesi musulmani e occidentali sulla questione di Israele e della diffamazione delle religioni.

CENTO PAESI - Adottato da oltre cento Paesi, riprende le conclusioni della prima conferenza internazionale sul razzismo del 2001 che si era svolta a Durban, che condannò esplicitamente Israele per l’occupazione dei territori palestinesi. Il fatto che Israele fosse l’unico Paese ad essere citato ha indotto molti Stati, fra cui l'Italia, a boicottare la conferenza di Ginevra. Il documento è stato approvato in anticipo rispetto alle previsioni e all'indomani della levata di scudi provocata all'intervento del presidente iraniano Mahmud Ahmedinejad, che ha attaccato Israele. In programma fino a venerdì, la conferenza è chiamata a fare il punto della lotta al razzismo a otto anni dal vertice mondiale in Sudafrica.

ASSENZA ITALIANA - Il presidente Berlusconi intanto ha spiegato perché l'assenza italiana a Ginevra è stata giustificata: "Siamo stati preveggenti: è successo quello che immaginavamo potesse succedere". E il ministro degli Esteri Frattini: "Mi auguro che ci possa essere una seconda chance per l'Onu e si possa arrivare a una vera conferenza internazionale che parli di razzismo e islamofobia". Frattini si augura una nuova conferenza contro il razzismo "completamente sganciata" da Durban e Durban II. Per quanto riguarda la posizione della Francia, che spera ancora di arrivare a un documento finale condiviso, Frattini sottolinea che "l'Italia si rallegrerebbe se le conclusioni cancellassero quelle della conferenza precedente, dicessero che l'Olocausto è la più grande tragedia del ventesimo secolo e non parlasse di razzismo in riferimento a Israele. La speranza è l'ultima a morire".

OBAMA CONTRO AHMADINEJAD - Il presidente Obama ha criticato le affermazioni di Ahmadinejad su Israele ma ha detto di voler continuare il tentativo di un dialogo con Teheran. Durante il suo incontro alla Casa Bianca col re di Giordania Abdallah, ha definito "incredibili e false" le accuse del presidente iraniano a Israele e ha sottolineato che questo tipo di dichiarazioni ha solo l'effetto di "danneggiare ulteriormente" il ruolo dell'Iran nella comunità internazionale. Obama ha ricordato che i delegati di diverse nazioni sono uscite dalla sala durante il discorso del presidente iraniano.

ONU: "RISPOSTA A POLEMICHE" - Secondo i padroni di casa, l'Onu, la dichiarazione finale costituisce la "risposta giusta" alle polemiche suscitate dalla conferenza. Lo ha detto l'Alto commissario per i diritti umani Navi Pillay, sottolineando che il testo ricorda che l'Olocausto "non dovrà mai essere dimenticato". "Il fatto che il documento sia stato adottato da tutti gli Stati membri dell'Onu tranne nove è la nostra risposta, quello che chiamerei un successo" ha detto Pillay. Il presidente della conferenza, il keniota Amos Wako, ha definito l'approvazione un risultato "storico". Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si è detto "incoraggiato" dall'adozione del documento finale, lanciando un appello agli Stati che non hanno partecipato e chiedendo loro di unirsi alla lotta al razzismo. "La comunità internazionale ha rafforzato il suo impegno a dare seguito alla dichiarazione e al programma d'azione di Durban - ha detto la portavoce Marie Okabe -. Ban spera che gli Stati che non hanno partecipato si uniscano presto alla comunità internazionale per combattere il flagello del razzismo e della discriminazione razziale".

VATICANO: STRADA GIUSTA - Il Vaticano fa sapere che, pur non essendo il documento perfetto, tuttavia contiene tutti l'essenza dei dritti umani che sono stati per la prima volta accettati da tutti, e questa è la base per continuare a combattere il razzismo. È il giudizio di monsignor Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all'Onu di Ginevra e capo delegazione vaticano alla conferenza sul razzismo. "Il documento non è perfetto - ha detto a Radio Vaticana -, però rispetta i punti sostanziali dei diritti umani, apre la strada a continuare a negoziare in futuro su alcuni temi che, per la prima volta, sono stati accettati universalmente".

21 aprile 2009(ultima modifica: 22 aprile 2009)

REPUBBLICA

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2009-04-22

 

 

 

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2009-04-22

Palestina, Obama invita alla Casa Bianca i leader israeliani, egiziani e dell'Anp

Il presidente americano Barack Obama intende invitare alla Casa Bianca presto i leader di Israele, dell'Anp (Autorità nazionale palestinese) e dell'Egitto per colloqui separati sul processo di pace.

Arriveranno dunque a Washington il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il leader palestinese Abu Mazen (Mahamud Abbas) e il presidente egiziano Hosni Mubarak.

Nessuna data è stata ancora fissata per i tre incontri, ha precisato il portavoce Robert Gibbs, ma "con ognuno di loro il presidente discuterà di come gli Usa possano rafforzare e approfondire la partnership, come anche dei passi che tutte le parti in causa devono intraprendere per raggiungere la pace tra israeliani e palestinesi e tra Israele e i Paesi Arabi".

L'annuncio è arrivato al termine dell'incontro con il re giordano Abdullah. Obama ha definito la risoluzione del conflitto israelo-palestinese come una delle massime priorità della sua amministrazione.

Il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs non ha precisato le date delle visite dei tre leader a Washington ma ha lasciato intendere che ciò avverrà nelle prossime settimane.

Intanto, sotto la pressione della sinistra americana dopo la pubblicazione di quattro memorandum sulle torture dei detenuti di al Qaeda per mano della Cia, il presidente Barack Obama ha lasciato aperta la possibilità di incriminare gli avvocati dell’amministrazione Bush che hanno dato via libera alle tecniche speciali di interrogatorio contro i presunti terroristi. I memorandum - ha detto Obama - "riflettono il modo con cui l’America ha perso la sua statura morale".

Il presidente ha ribadito che non debbano essere incriminati gli agenti che hanno agito "in buona fede". Ma spetta adesso al ministro della Giustizia Eric Holder decidere se aprire azioni legali contro gli alti funzionari dell’amministrazione Bush che hanno creato i teoremi legali su cui si sono fondati quegli interrogatori: potenzialmente Jay Bybee, Steven Bradbury, John Yoo che dopo le stragi dell’11 settembre avevano elaborato teorie giuridiche che hanno avallato tecniche come il waterboarding.

 

Finora la Casa Bianca aveva escluso categoricamente l’ipotesi di incriminazioni, tenendo conto anche dei malumori che la decisione di pubblicare i memorandum hanno creato nell’agenzia d’intelligence. Le pressioni da parte di influenti senatori come la presidente della Commissione Intelligence Dianne Feinstein e da organizzazioni progressiste come MoveOn hanno però spinto ad una parziale correzione di rotta. "Non suggerisco che debba essere fatto - ha detto Obama -. Ma se abbiamo una scelta, è importante che il popolo americano pensi che questa cosa non è fatta per dare a un partito un vantaggio politico, ma per guardare avanti".

Obama ha respinto le accuse di ex dirigenti della Cia e della precedente amministrazione che hanno giudicato la pubblicazione dei memorandum un errore che ha reso l’America più vulnerabile: "Non sono un ingenuo: vado a letto tutte le sere preoccupandomi della sicurezza dell'America". Tra gli ex della squadra Bush che oggi hanno attaccato Obama c'è stato anche l’ex vice presidente Dick Cheney secondo cui il presidente, se proprio doveva render pubblici i memorandum sulle torture, doveva anche rendere noti allo stesso tempo i documenti che elencavano le informazioni ottenute con questi metodi.

21 aprile 2009

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2009-04-22

Medio Oriente: Obama invita Egitto, Israele e Anp

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21 aprile 2009

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è più che mai intenzionato a trasformare la Casa Bianca in un crocevia di dialogo possibile per il Medio Oriente. Dopo aver incontrato a Washington il re Abdallah di Giordania, Obama ha reso nota la sua intenzione di invitare alla Casa Bianca entro la prima settimana di giugno Israele, Egitto e Autorità Nazionale Palestinese. Incontri separati, per il momento, ma necessari secondo la nuova amministrazione Usa per trovare, partendo da Washington, le condizioni che portino al 'dialogò anche i diversi soggetti del più che mai diviso Medio Oriente.

La parola dialogo è la chiave, e deve diventare così forte da contaminare - da Washington - gli equilibri medio-orientali. "Parole come quelle pronunciate ieri dal presidente Ahmadinejad non aiutano - ha detto Obama commentando le accuse mosse dal presidente iraniano nei confronti di Israele - hanno l'unico effetto di danneggiare ulteriormente l'Iran nei suoi rapporti con la comunità internazionale".

Tuttavia, per quanto forti e sopra le righe, non sono sufficienti per far desistere gli Stati Uniti dalla nuova linea di apertura a 360 gradi che si sono dati. Obama nel suo colloquio con Abdallah di Giordania ha ribadito che intende perseverare nel "portare avanti il dialogo" anche con Teheran. "Sono necessari gesti di buona volontà da parte di tutti - ha detto il presidente Usa - e spero che nelle prossime settimane cominceremo a vederli. Non è mia intenzione precisare quali questi gesti potrebbero essere, ma penso che tutte le parti coinvolte nella regione sappiano piuttosto bene quali misure potrebbero essere prese per instaurare fiducia".

Se questo vale per Teheran, questo vale a maggior ragione per Israele e Palestina, che devono tornare ad operare per la costruzione di un processo di dialogo. Un dialogo che coinvolge non solo loro, ma anche altri soggetti, a cominciare dall' Egitto. Per questo la Casa Bianca ha reso noto di aver invitato a Washington il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il leader palestinese Abu Mazen, il presidente egiziano Hosni Mubarak. Colloqui separati, che dovrebbero tenersi "entro la prima settimana di giugno" ha precisato la Casa Bianca. Per la fine di quella settimana, infatti, Obama ha in programma un viaggio in Francia per l'anniversario dello sbarco in Normandia. Non è affatto escluso che, tornando dal viaggio, faccia tappa in Medio Oriente.

21 aprile 2009

 

 

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